Acquisto coattivo: tutela alternativa o atto di forza

Sommario: 1. Premessa. – 2. L’acquisto coattivo. – 2.1 Il procedimento. – 2.2 Il legittimo interesse del privato. – 3. Il legame con l’attestato di libera circolazione. – 4. La differenza con il diritto di prelazione. – 5. Conclusioni.

  1. PREMESSA

Sin dal tempo degli Stati pre unitari, tutte le singole normative statali sui beni culturali hanno sempre prestato una particolare attenzione alla circolazione di questi subordinando la stessa alla necessità di tutela del patrimonio artistico nazionale.

In seguito all’unione d’Italia, sebbene la normativa post unitaria si basasse sull’impostazione civilistica ereditata dallo Statuto Albertino strettamente connessa al principio di inviolabilità della proprietà privata, nel 1902 venne emanata la prima legge unitaria in tema di belle arti, la legge Nasi, che preparò il terreno alla l. n. 364 del 1909, legge Rosadi[1], che per prima introdusse, tra le molte altre novità, lo strumento dell’acquisto coattivo.

Questo istituto venne ripreso dalla successiva Legge Bottai, l. 1089/1939[2] la quale, organizzando il Ministero dei beni Culturali e le Soprintendenze territoriali, perfezionava in capo allo Stato la possibilità di esercitare l’acquisto coattivo di un bene artistico appartenente a un privato cittadino quando ne veniva richiesta l’autorizzazione all’esportazione fuori dai confini nazionali.

Il principio per cui la tutela del patrimonio nazionale rappresenta un bene superiore rispetto alla tutela della proprietà privata — su cui le normative post unitarie fondavano i propri dettati normativi — assume il rango costituzionale nel 1947 quando i padri costituenti introducono l’art. 9 che recita “(la Repubblica) tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione”.

Il Legislatore ha esercitato e ancora esercita questa tutela attraverso il monitoraggio della circolazione extra nazionale dei beni artistici, che costituisce la via primaria lungo la quale il Ministero per le attività e i beni culturali ed il Turismo (n.d.r. per brevità d’ora in poi “MIBACT”) esercita il controllo su tutte quelle opere d’arte che non sono state ancora dichiarate “beni culturali” ex art 10 D. Lgs 42/2004.

Come conseguenza dell’esercizio del controllo sulla circolazione dei beni artistici il MIBACT, nel qual caso riconosca un interesse storico su un bene di cui è stata richiesto il rilascio dell’attestato di libera circolazione, può esercitare il suo potere ablatorio attraverso l’istituto dell’acquisto coattivo (ex art. 70 D. Lgs 42/2004) quale ulteriore strumento di tutela del patrimonio artistico nazionale.

[1] L. n. 364 del 20 giugno 1909. Fu la prima legge che introdusse l’istituto della notifica come strumento essenziale di tutela, e sancì in tema di esportazione un diritto di prelazione a favore dello stato oltre alla inalienabilità delle cose di interesse storico artistico appartenenti allo stato. R. Borio di Tigliole “La legislazione italiana dei beni culturali”– Giuffrè editore — 2018

[2]Art 39 Legge n. 1089/1939 “Entro il limite di mesi due dalla denuncia, il Ministro ha facoltà di acquistare, per il valore dichiarato nella denuncia stessa, le cose che presentino importante interesse per il patrimonio nazionale tutelato dalla presente legge”

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